Via Nicolò Musso 2
15033 Casale Monferrato (AL)
Il primo regalo che i sensi ricevono dalla Sardegna è il profumo di mirto e ginepro appena sbarcati a Olbia. Il silenzio arriva dopo, uscendo dalla città: gradualmente si smorza il chiasso in primo piano – le sirene dei traghetti, il traffico d’auto in fuga dal porto – poi scema l’eco dei suoni lontani – la musica nei locali, le urla dei bambini sulla ruota panoramica – infine si spegne il brusio urbano di sottofondo e, a zavorrare l’aria, rimane solo il motore dello scooter che lambisce la macchia. Viaggiassi in bicicletta, il silenzio avvolgerebbe anche la strada ma perderei il fenomeno straniante del mondo che si zittisce all’improvviso, quando il Beverly si ferma.
I silenzi dell’isola sono tanti e diversi: c’è il silenzio minaccioso di Su Gorropu, nell’Ogliastra, sporcato solo dal grido secco delle aquile; il silenzio complice di Capo San Marco, appendice meridionale del Sinis, un bisbiglio basso di rovi; il silenzio languido del Faro Mangiabarche, che tiene distante il frastuono del tramonto dalle scogliere di Sant’Antioco; il silenzio teatrale di Piscinas, seduto accanto a me sulle dune di polenta, a pochi metri e ad anni luce dal mare. Fino al più denso, il silenzio luminoso di Arroccas de is istellas, la rocca delle stelle, dove al crepuscolo s’addormenta ogni fruscio di Ingurtosu.
Di silenzio è impregnata la gente di Sardegna, come se lo assorbisse dalla terra. Tutti qui, dai supramonti della Barbagia alle campagne di Oristano alle falesie del Sulcis preferiscono l’ascolto alla parola e, quando parlano, lo fanno in modo schietto, aspro perfino, ma caloroso, autentico. Sanno bene che il silenzio è un privilegio, da custodire e proteggere, come il tempo, che sull’isola torna a essere scandito dalle luci, dalle ombre, dai ritmi delle maree e dal vento, mai dalla frenesia dell’uomo.
Ed è dal vento, o meglio dai venti, che ho tratto spunto per strutturare la narrazione. Delle quattro parti in cui è divisa, le prime tre raccontano il mio passaggio in Sardegna dell’agosto 2021: Vento di Levante la settimana in Ogliastra e Barbagia, Vento di Libeccio il soggiorno a Sant’Antioco e nel Sulcis-Iglesiente, Vento di Ponente la Costa verde e il Sinis. La quarta parte, Vento di Seulo, i giorni nel paese dei centenari del luglio 2024.
Per ognuna delle subregioni può essermi indirettamente capitato di suggerire luoghi da visitare, il libro però non è un compendio per turisti, non ha l’obiettivo di selezionare e illustrare il meglio della Sardegna, anche perché, eccezion fatta per il buen retiro di Seulo, ho scandagliato soprattutto i suoi bordi. Può essermi capitato di soffermarmi sulla personalità degli urzuleini o degli iglesienti, senza alcuna ambizione di abbozzare un saggio socio-antropologico sul popolo sardo. Può essermi capitato di intrecciare storie, ma non ho scritto un romanzo, non c’è una trama che inizia, si complica e si risolve.
Ho steso un semplice resoconto, soggettivo, emozionale, disordinato, di un viaggio tra le rughe antiche della Sardegna, con l’ambizione temeraria di usare le parole per descriverne i silenzi.
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