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Collana Verde Mela

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Incontri

 

La guancia di Sofia, come il resto del corpo, è adagiata su qualcosa di compatto e bagnato che le trasmette una sensazione di gelo. Il fruscio ritmico della risacca e il verso stridulo dei gabbiani le portano la consapevolezza di essere viva.

Apre gli occhi e si ritrova sdraiata sulla sabbia, gli abiti zuppi d’acqua, sotto un cielo color acciaio. Cerca di mettersi seduta. Non riconosce il luogo in cui si trova, ma non ha neppure il tempo di avere paura: tutto le ruota intorno e ricade svenuta.

 

 La musica negli AirPods di Théo è a basso volume, giusto per fargli compagnia mentre corre a passo cadenzato sulla battigia. I turisti a fine ottobre sono rari a Sainte Maxime e la Plage du centre ville tutta per sé gli dà una sensazione di libertà e di potere, come se avesse davanti un ventaglio di possibilità e la sua vita dipendesse soltanto da lui. Respira sorridendo il profumo del mare.

Sullo smartwatch gli appare un messaggio di sua madre Monique, che legge senza fermarsi, irritato da quelle due parole: “Quando torni?”. Nient’altro, non è necessario, solo una manciata di lettere gettate come pietre che lo riportano a un passato sgradevole. Incupito, alza gli occhi dall’orologio, e si prepara a un ultimo strappo di corsa prima di rientrare.

Dopo pochi metri una figura distesa sulla battigia attira la sua attenzione. Si avvicina cauto e si rende conto che è una donna, fradicia e senza scarpe; un cappotto chiaro leggero è aperto sopra a un abito nero corto, le gambe nude ancora abbronzate raccolte, come a volersi proteggere. Al suo arrivo, la donna cerca di rialzarsi, e nel farlo si volta. Nel suo sguardo Théo coglie un dolore infinito. 

Poi lei chiude gli occhi e ricade sulla sabbia.

Théo sta già chiamando i soccorsi. «… è una donna, si è mossa. Ora non so… Va bene, resto qui». Si lascia cadere in ginocchio accanto a lei e le scosta i capelli dal viso. Prova a parlarle. «Si sente male? Mi dice cosa è successo? Come si chiama?»

La sconosciuta non risponde ma è viva, il torace si solleva piano con il respiro. Ma quanto impiegano i soccorsi? Passa una mano leggera sui lunghi capelli bagnati, come una carezza a una cara amica, e le ripete a bassa voce: «Sono qui, sei salva ora… stai tranquilla, sono qui». Poi prende tra le sue la mano fredda che porta all’anulare un anello d’argento. Théo non sa che altro fare, ma lo rassicura il rumore dell’elicottero di soccorso che si posa a poca distanza sollevando mulinelli di sabbia. In un attimo tre persone si danno da fare intorno alla donna. Lui si alza e si scosta, osserva i gesti dei soccorritori, rapidi, coordinati, qualche parola detta a bassa voce, mentre in lontananza è in arrivo un SUV della Gendarmerie. Il sudore gli si è ghiacciato addosso, ma immagina che per un po’ non potrà tornare a casa a farsi una doccia calda, chissà quante domande gli faranno sul ritrovamento, che l’ha turbato più di quanto non immaginasse.

 

A distanza di qualche ora le emozioni di quell’incontro, anziché attenuarsi, diventano più intense: gli pare di sentire ancora la mano gelida tra le sue e di avvertire l’angoscia che trasmettevano gli occhi nel breve istante in cui ha incrociato il suo sguardo.

Hanno appena terminato di interrogarlo nella stazione della Gendarmerie, ha dovuto raccontare più volte come ha trovato la donna; qualcuno gli ha dato una felpa per coprirsi, ma continua a sentire freddo. Seduto su di una vecchia panca di legno, Théo osserva la propria immagine riflessa nel vetro di una porta: vede un uomo sui quarant’anni dal fisico atletico, capelli scuri corti, occhi chiari, e la somiglianza con suo padre nelle fotografie che lo ritraggono da giovane è come un pugno nello stomaco.

Un gendarme gli si avvicina e lo riporta al presente: lo informa che la donna si è ripresa e che lui può tornare a casa, lo cercheranno ancora nei prossimi giorni. Fa il gesto di restituire la felpa, ma gli dicono che può tenerla e riportarla più avanti. Esce dalla Gendarmerie scorrendo veloce il cellulare, i social hanno già diffuso la notizia di una sconosciuta trovata sulla spiaggia da un giovane runner. Stanco e frastornato, rientra in quella che, da un paio di settimane, è la sua nuova casa. Mentre la ricerca della sede per lo studio di architettura è stata laboriosa, conclusa con l’affitto di un vecchio negozio di souvenir in disuso, per la casa ha fatto più in fretta. Grazie all’aiuto dei suoi amici d’infanzia, Jules e Matthieu, ha trovato un appartamento a pochi passi dal mercato coperto di Sainte Maxime, all’ultimo piano di un palazzotto fine ottocento, in una zona residenziale lontana dal viavai dei turisti; quello spazio gli piace molto e l’ha arredato con entusiasmo. È un loft con i travoni di legno al soffitto, una vetrata liberty scorrevole a separare la zona notte, una cucina tecnologica e un divano di tessuto verde acqua nel living, accanto a una poltrona di cuoio un po’ consunta, trovata in un mercatino.

Non riesce a smettere di pensare alla donna e prova a cercare notizie sul web dove, accanto ai commenti già visti, apprende della scomparsa di un uomo, un personaggio strambo che viveva a fatica con il ricavato della pesca. «Un uomo scompare, una donna compare all’improvviso…» mormora Théo tra sé.

Il telefono continua a squillare, molte persone che conosce l’hanno riconosciuto nei filmati girati sulla spiaggia e lo stanno chiamando. Tra questi anche sua madre. A lei non risponde e chiude rapidamente le altre conversazioni con la scusa di essere stanco. In realtà non vuole vedere né sentire nessuno, desidera restare solo con sé stesso, sprofondato sempre più nell’inquietudine che gli ha trasmesso la sconosciuta.

 

[…]

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